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LE RADICI DEL CAGUAIRÁN

25 novembre 2017 - Sei lì, piantato in una roccia monolitica con radici di caguairán. In questa città alla quale dicesti «Grazie Santiago». Con Martí, Carlos Manuel de Céspedes, Mariana Grajales. Protetto dai combattenti del 30 novembre guidati da Frank País. Con quelli che ti accompagnarono alla Moncada. Sei con il popolo che ogni giorno viene a renderti omaggio. Con la bambina pioniera che quando ti offre un fiore bianco si lascia sfuggire delle lacrime innocenti.
Abbiamo vissuto gli ultimi 365 giorni senza la tua compagnia fisica, Fidel. Ma, nello stesso tempo, è stato un anno moltiplicato all’infinito, in cui tutti ti abbiamo sentito presente in ogni opera che è stata realizzata, con tutte le tue idee e anche con le tue mani, - quelle che Guayasamín ha dipinto –, perché sono espressione pura del tuo carattere indomabile.
Ti abbiamo sentito in ogni minuto e in ogni secondo dei nostri giorni e ti ricordiamo sempre con la tua uniforme verde olivo, come identità di ribellione e di valore. Leggiamo e rileggiamo i tuoi discorsi, le tue riflessioni. Sei un riferimento obbligato per un popolo che trascende le nostre frontiere e si estende per tutta l’America Latina e nel mondo.
Quando si parla di Solidarietà, con la S maiuscola, tutti la identificano con Fidel. Dall’invalido della selva ecuadoriana, o l’indigeno boliviano, il venezuelano che ha riacquistato la vista e la sua vita. Ad Haiti sei un simbolo e non è necessario parlare spagnolo per dire Fidel, quando si tratta di Cuba. L’Africa tutta ti ricorda. In tutto il pianeta sei presente perché tutti sappiamo quanto ci manchi ancora.
Siamo stati centinaia di migliaia quelli che in questo primo anno abbiamo visitato questo santuario della storia e della vita che è il Cimitero Santa Ifigenia, a Santiago de Cuba.
Lì, sono sicuro, la grande maggioranza di noi, oltre a deporre un fiore per il Comandante, ha "conversato" con lui, gli ha chiesto, gli ha raccontato come va avanti la sua opera, la difficile ma sicura opera che ci ha insegnato a costruire e che ci siamo impegnati a custodire e rendere migliore.
Il suo concetto di Rivoluzione è presente in ogni azione. E non si tratta solo di impararlo a memoria, ma di saperlo interiorizzare per farne la bandiera di combattimento di ogni giorno.
Sono venuti a rendere omaggio al Comandante in Capo, anche capi di Stato, di Governo, ministri, dirigenti di partiti politici e molte altre persone che lo ammirano, venute dall’Africa, dall’America Latina, dall’Asia e dall’Europa.
Adesso, Fidel, tu compi il tuo primo anno in un’altra dimensione, accompagnato da Martí. dall’Apostolo che tu hai definito "il più geniale e il più universale dei politici cubani".
"È che cos’altro ha fatto Martí per fare la Rivoluzione se non organizzare il partito della rivoluzione, organizzare il partito dei rivoluzionari? E c’era un solo partito dei rivoluzionari!". Tu hai sempre ricordato così questo grande uomo della nostra storia.
Il 14 ottobre 1991, quando ti riferivi alla morte di José Martí, nel discorso pronunciato nella chiusura del IV Congresso del Partito Comunista di Cuba, effettuata nella Plaza General Antonio Maceo, nella città Eroe di Santiago de Cuba, dicesti: «Tu, Martí, non sei stato mai vinto quel giorno della tua morte a Dos Ríos!, e per te, per il tuo esempio, per la tua morte, oggi ci sono milioni di cubani disposti a seguire il tuo esempio, disposti a difendere le idee e disposti a morire, come lo avete fatto voi, per salvare la libertà, per salvare la giustizia, per salvare l’onore e il decoro degli uomini; perché onore senza decoro non ci può essere vita, né importa la vita, né vogliamo la vita, non solo la nostra, ma anche quella di tutti coloro che amiamo. Senza onore, senza decoro, senza indipendenza e senza dignità un popolo non è nulla, non importa la vita di un popolo!».
Adesso molto vicino alla pietra monolitica da dove ci guida il Comandante, sono stati collocati i monumenti con i corpi inerti di Mariana Grajales e di Carlos Manuel de Céspedes.
Della madre dei Maceo e di «tutti i cubani», Fidel aveva detto il 23 agosto 1960 che «Cuba può sentirsi fortunata in molte cose, ma tra quelle, la prima di tutte è per il magnifico popolo che possiede. Qui non lottano solo gli uomini, lottano le donne (…) E questo non è una novità, la storia ci parlava già di grandi donne nelle nostre lotte per l’indipendenza, e una di queste le simbolizza tutte: Mariana Grajales"… quella che disse al figlio minore «Preparati, e vai anche tu a lottare per la tua Patria!».
Anche Carlos Manuel de Céspedes, il Padre della Patria, è vicino a Fidel e a Martí in una logica di continuità storica.
«Che significa per il nostro popolo il 10 Ottobre 1868? Che significa per i rivoluzionari della nostra Patria questa gloriosa data? Significa semplicemente l’inizio di cento anni di lotta, l’inizio della rivoluzione a Cuba, perché a Cuba c’è stata una sola rivoluzione: quella iniziata da Carlos Manuel de Céspedes il 10 Ottobre 1868 e che il nostro popolo porta avanti anche in questi istanti.
«Non c’è il minimo dubbio che Céspedes ha simbolizzato lo spirito dei cubani di quell’epoca, ha simbolizzato la dignità e la ribellione di un popolo – ancora eterogeneo - che cominciava a nascere nella storia».
Furono queste le parole di Fidel che riassumono il suo pensiero onnicomprensivo di una storia che non può essere limitata a un combattimento, a una vittoria, ma che definisce il percorso stesso dell’opera che si costruisce.
In questi oltre cento anni di lotta per una Cuba libera e indipendente, si incrociano uomini e donne come Martí, Maceo, Mariana Grajales, Carlos Manuel de Céspedes e molti altri degli iniziatori di questa Rivoluzione che è continuata e che è giunta fino al trionfo di Fidel, dei combattenti della Sierra e delle città, e che è presente, e non si perderà mai, dal 1º gennaio del 1959.
tratto da Granma Int. - Autore Elson Concepción Pérez - Traduzione GM

http://it.granma.cu/cuba/2017-11-27/fidel-anno-unole-radici-del-caguairan