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RAÚL CASTRO AL VERTICE DELL'ALBA: SIAMO IN UNA FASE CRUCIALE DELLA NOSTRA STORIA

Discorso pronunciato dal Generale dell'Esercito Raúl Castro Ruz, Primo Segretario del Comitato Centrale del Partito Comunista di Cuba e Presidente dei Consigli di Stato e dei Ministri, al XIV Vertice straordinario dell'ALBA-TCP, a Caracas, Venezuela, il 5 marzo 2017, "Anno 59º della Rivoluzione".
(Versione Stenografica - Consiglio di Stato)

Compagno Nicolás Maduro Moros, presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, nostro fratello Maduro,
Stimati capi di Stato e di Governo dell'Alleanza Bolivariana per i Popoli della Nuestra América,
Stimati Capi di delegazioni e invitati,
Oserei dire che siamo in una fase cruciale della nostra storia, nella quale una retrocessione su scala regionale avrebbe impatti molto negativi per i nostri popoli.
Fidel ci ha insegnato a ricorrere sempre alla storia, a essere audaci e allo stesso tempo realisti e che ciò che sembra impossibile si può realizzare se ce lo proponiamo con fermezza e agiamo in modo conseguente.
I paesi membri dell'ALBA-TCP considerano l'integrazione solidale come una condizione imprescindibile per avanzare verso lo sviluppo, di fronte alla crescente formazione di grandi blocchi che dominano l'economia mondiale. Puntiamo sulla volontà politica di aprire maggiori opportunità al commercio, all'investimento e alla cooperazione interregionale, senza le quale i nostri progressi saranno sempre insufficienti. Abbiamo dimostrato anche capacità di concertazione.
L' ALBA non sarebbe stata possibile nell'epoca in cui trionfò la Rivoluzione Cubana. È stato necessario che succedessero la ribellione civico-militare del 4 febbraio 1992 e il trionfo della Rivoluzione Bolivariana guidata dall'indimenticabile Comandante Hugo Chávez Frías, perché potesse aprirsi il passo un'iniziativa come questa.
È stato importante che nel Forum di Sao Paulo le idee di Fidel e di Lula convergessero per ricevere a appoggiare Chávez.
Oggi continua a essere decisivo il legame tra l'Alba e il Forum di Sao Paulo e la relazione tra i governi rivoluzionari e progressisti con le forze politiche, i movimenti popolari, le organizzazioni sindacali, contadine, studentesche, accademiche e con l'intellettualità dei nostri popoli.
Chávez ci ha sempre spiegato la complessità di lanciare la rivoluzione in un paese petrolifero, dipendente da un mercato unico, con un'oligarchia finanziaria corrotta, una popolazione alla quale sono state imposte abitudini consumistiche insostenibili e un'economia neoliberista delle rendite, che ha portato il paese alla bancarotta.
Per intraprendere le trasformazioni, Chávez si era reso conto che il suo compito principale era quello di costruire un’ampia unità civico-militare, che oggi è guidata dal Presidente Nicolás Maduro con il sostegno del popolo bolivariano e chavista.
La costruzione dell'unità è il compito più importante che ogni vera rivoluzione affronta.
Noi rivoluzionari abbiamo molte idee e visioni di quale può essere il cammino e di come percorrerlo con successo. Ma per consolidare l'unità bisogna mettere da parte, con modestia, tutto ciò che ci divide e ci separa.
Grazie all'unità, la Rivoluzione Bolivariana è sopravvissuta all'assedio e alle aggressioni dei suoi nemici.
Per questa unità la Rivoluzione è sopravvissuta alle bassezze della OEA, alle irritanti e ingiuste sanzioni nordamericane, alle recenti accuse contro il suo vicepresidente esecutivo, il compagno Tareck El Aissami, che cercano solo di sviare l'attenzione dai veri problemi e di screditare coloro che sono impegnati a salvare, sviluppare e difendere la patria.
La nuova agenda del governo degli Stati Uniti rischia di scatenare un protezionismo commerciale estremo ed egoista che si scontrerà con la competitività del nostro commercio estero; danneggerà gli accordi ambientali per favorire le entrate delle multinazionali; perseguirà e deporterà emigranti generati dalla disuguale distribuzione della ricchezza e dall'aumento della povertà che l'ordine internazionale imposto provoca.
Il muro che si intende elevare sulla frontiera nord del Messico è un'espressione di tale irrazionalità, non solo contro questo paese fratello, ma contro tutta la nostra regione. Esprimiamo la solidarietà di Cuba con il popolo e con il governo messicani. La povertà, le catastrofi, gli emigranti non si contengono con i muri (Applausi), ma con la cooperazione, la comprensione e la pace.
Il Venezuela ha dato un grande contributo all'integrazione regionale con la sua solidarietà e generosità, specialmente verso i popoli dell'America Latina, e in particolare dei Caraibi, quando ci convocava a integrarci in Petrocaribe, UNASUR e CELAC.
Non sono soli. A loro ribadisco l'impegno assunto nella nostra Dichiarazione, di accompagnare la difesa del Venezuela e la posizione degna, coraggiosa e costruttiva del presidente Nicolás Maduro.
Compagne e compagni,
In Venezuela oggi si sferra la battaglia decisiva per la sovranità, l'emancipazione, l'integrazione e lo sviluppo della Nuestra América.
È un'aspirazione che abbiamo consacrato nel Proclama dell'America Latina e dei Caraibi come Zona di Pace, adottato dalla CELAC nel suo Vertice di La Habana, nel gennaio 2014. È necessario un rigoroso rispetto di quella dichiarazione, nella quale ci siamo impegnati a compiere il nostro "obbligo di non intervenire direttamente o indirettamente negli affari interni di qualsiasi altro Stato e a osservare i principi della sovranità nazionale, la parità di diritti e la libera determinazione dei popoli"; a risolvere le differenze in modo pacifico e a rispettare i principi e le norme del Diritto Internazionale e i principi e i propositi della Carta delle Nazioni Unite"; a rispettare "i principi e le norme del diritto internazionale e i principi e le finalità della Carta delle Nazioni Unite"; e a rispettare "il diritto inalienabile di ogni Stato di scegliere il suo sistema politico, economico, sociale e culturale, come condizione essenziale garantire la pacifica convivenza tra le nazioni".
Quello storico documento esorta "tutti gli Stati membri della Comunità Internazionale a rispettare pienamente questa Dichiarazione nelle loro relazioni con gli Stati membri della CELAC".
Nessuna causa giusta della Patria Grande ci è estranea. Non deluderemo mai i cari fratelli dei Caraibi.
Ribadiamo il nostro sostegno alla loro legittima pretesa di risarcimento per gli orrori della schiavitù e la tratta degli schiavi; alla loro richiesta di ricevere cooperazione in funzione delle loro esigenze e non sulla base di indicatori che li classificano come paesi a reddito medio; a un trattamento speciale e differenziato nell'accesso al commercio e agli investimenti, nonché ai finanziamenti per adattarsi agli effetti del cambiamento climatico e far fronte alle calamità naturali, come Stati insulari, piccoli e vulnerabili tali quali sono; e il nostro rifiuto dell'ingiusta persecuzione di cui sono oggetto da parte dei centri del capitale finanziario.
Ribadiamo la nostra solidarietà a Dilma Rousseff, a Luiz Inácio Lula da Silva e a Cristina Fernández de Kirchner, leader riconosciuti della Nuestra América.
Non desisteremo dal sostenere Correa e il suo compagno Lenín Moreno in Ecuador. Non lasceremo mai solo Evo, vero leader della Bolivia e di tutti i popoli nativi. Continueremo ad accompagnare Daniel e il popolo sandinista del Nicaragua.
Molte grazie (Applausi).

Traduzione: Redazione di El Moncada

http://www.cubadebate.cu/noticias/2017/03/05/raul-castro-estamos-en-una-etapa-crucial-de-nuestra-historia/