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IL PETROLIO VENEZUELANO, IL VERO INTERESSE DEGLI STATI UNITI

Caracas, 25 gennaio 2019 - Le risorse energetiche e minerarie presenti nel territorio venezuelano, con particolare attenzione alle sue riserve di petrolio, costituiscono oggi il vero interesse interventista del governo degli Stati Uniti.
Il presidente del paese sudamericano, Nicolás Maduro, ha denunciato il 23 gennaio che il principale obiettivo di imporre un nuovo Esecutivo nazionale da parte dell'amministrazione del presidente Donald Trump, risponde alle pretese di impadronirsi delle riserve naturali presenti principalmente nella Franja del Orinoco.
"Hanno la brama di petrolio, gas e oro. Vi diciamo: queste ricchezze non sono vostre, appartengono al popolo del Venezuela e così sarà per sempre", ha detto il capo di Stato dopo aver informato della rottura delle relazioni diplomatiche e politiche con Washington.
I dati del Ministero del Petrolio venezuelano indicano che dal 1° gennaio 2017 il territorio è stato riconosciuto con la più alta stima comprovata di riserve di greggio di qualsiasi paese, compresa l'Arabia Saudita.
Le dati indicano che fino a novembre 2017, la nazione aveva 300 miliardi 878 mila 33 barili in riserve riconosciute nella Fascia Petrolifera dell’Orinoco Hugo Chávez.
Di fronte a così tante risorse da sfruttare e dopo l’insediamento di Maduro per un secondo mandato 2019-2025, la Casa Bianca ha cominciato a prendere in considerazione l'estensione delle sue sanzioni sul greggio venezuelano per aumentare la pressione economica contro il Presidente costituzionale.
In tal senso, gli analisti internazionali del settore confermano che l'obiettivo di Trump, oltre a impedire al Venezuela di vendere petrolio in paesi come Cina, Russia e Turchia, è quello di garantire una fonte stabile di idrocarburi per servire il crescente mercato statunitense, che non è sufficientemente approvvigionato dalle sue attuali produzioni.
Un rapporto pubblicato dal Dipartimento dell'Energia degli Stati Uniti il 16 gennaio scorso, ha rivelato che le riserve sono diminuite di 2,7 milioni di barili, attestandosi a 437,1 milioni.
Un altro dei vantaggi energetici venezuelani è rappresentato dalle comprovate riserve di gas, con 198,3 miliardi di piedi cubici, di cui 2,3 miliardi distribuiti nelle aree di Maracaibo, Maturín, Barcelona, Cumaná e Barinas, e 718,7 nel blocchi della Fascia Petrolifera.
Tuttavia, il Governo venezuelano non ha solo petrolio e gas, ma sta affrontando anche una forte campagna internazionale -promossa anche dalle autorità nordamericane – per sfruttare l'Arco Minerario dove si concentrano riserve d’oro, diamanti e altri minerali come il coltan.
Le incessanti azioni contro la zona ricca di risorse minerarie hanno cercato di aumentare i livelli di asfissia economica del Venezuela, presentando l'oro venezuelano come un prodotto della tratta e della corruzione.
Nonostante le sanzioni, la nazione sudamericana ha ricevuto un aumento del 200% delle sue esportazioni non petrolifere lo scorso anno rispetto al 2017, principalmente con l’oro venduto in Olanda, Portogallo, Spagna, Svezia, Svizzera, Stati Uniti, Regno Unito e, soprattutto, in Turchia con una vendita di 23,62 tonnellate del valore di 900 milioni di dollari.
La certificazione di oltre 30 campi di oro nel 2018, ha portato il Venezuela a stabilirsi come la seconda riserva di oro più grande del pianeta.
È evidente quindi perché Washington insiste nell’asfissiare l'Esecutivo bolivariano, tuttavia, che cosa succederebbe se decidessero di effettuare un embargo petrolifero sulle riserve venezuelane?
Gli Stati Uniti, secondo i dati della suo massimo ente energetico, hanno importato nel 2018 circa 500.000 barili di greggio al giorno dalla nazione sudamericana.
Di fronte a questi indicatori, se la Casa Bianca decidesse di bloccare una volta per tutte le transazioni del greggio con Caracas, farebbe sì che le raffinerie della Costa del Golfo - i maggiori acquirenti di petrolio pesante e extra pesante del Venezuela – si troverebbero a corto di materie prime per la produzione di energia negli Stati Uniti.
Gli economisti dicono che il calo delle importazioni causerebbe un aumento dei prezzi della benzina a livello federale, in un contesto di futuro collasso economico del sistema finanziario basato sul dollaro.
Inoltre, un'indagine condotta da Reuters cita operatori delle raffinerie nordamericane, che assicurano che la decisione dell'embargo avrebbe probabilmente costretto il Venezuela a inviare più greggio verso la Cina, India o altri paesi asiatici, mentre loro dipenderebbero dalla limitata disponibilità di petrolio greggio canadese e messicano.
Hanno anche sottolineato che gli Stati Uniti potrebbero aver bisogno di vendere petrolio dalla Riserva Strategica per coprire il deficit di approvvigionamento, mentre si garantiscono le spedizioni aggiuntive dal Canada o dal Messico.

Autore: Odette Díaz Fumero – Traduzione: mac

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