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Da Miami a Vallegrande
A 51 anni dalla morte del Che, si sa che i responsabili dell’assassinio di Guevara furono Gustavo Villoldo Sampera, Félix Ismael Rodríguez Mendigutía e Julio Gabriel García García, che erano stati addestrati militarmente nelle basi statunitensi per commettere azioni criminali come quella.

8 ottobre 2018 - La presenza di un numeroso gruppo di agenti dell’Agenzia Centrale d’Intelligence (CIA) di origine cubana, infiltrati nel Ministero degli Interni della Bolivia per combattere la guerriglia del Comandante Ernesto Che Guevara e dirigere le azioni criminali contro la sinistra, è stata ratificata di recente nelle rivelazioni di uno stretto collaboratore degli Stati Uniti che ha lavorato come capo dei Servizi di Intelligence della Bolivia e del Dipartimento Tecnico della CIA a La Paz, tra il 1964 e il 1968.
Nel documentario intitolato "Operazione Gaveta 1964-1968 - La CIA in Bolivia, testimonianza o dell’agente CIA Ricardo Aneyba Torrico", questi afferma che "erano i gringos che comandavano in Bolivia, che tutto il terzo piano del Ministero di Governo era gestito da cubani di Miami, dai gusanos (i vermi), ufficiali e agenti della CIA".
Le ricerche storiche realizzate dagli esperti cubani Adys Cupull e Froilán González, apportano elementi in questo senso, raccolti nei libri "La CIA contro il Che e Senza oblio i crimini di La Higuera", dove si afferma che sono registrati non meno di 12 agenti della CIA di origine cubana, con nomi e cognomi falsi, alcuni con precedenti di terrorismo.
Precisano che all’assassinio del Che e dei suoi compagni parteciparono attivamente tre di loro: Gustavo Villoldo Sampera, Félix Ismael Rodríguez Mendigutía e Julio Gabriel García García, che hanno in comune la provenienza dalla mafia terrorista anti cubana, di essere stati addestrati militarmente nelle basi statunitensi, di far parte del libro paga della CIA che li aveva preparati in tecniche di infiltrazione, interrogatori, torture, manipolazione di esplosivi, intercettazione di corrispondenza, comunicazioni telefoniche e persecuzione di persone.
Inoltre, erano stati inclusi in qualche modo nelle relazioni della polizia per implicazioni e scandali di traffici illeciti di droghe in diverse parti del mondo, in alcuni paesi e regioni dove avevano realizzato missioni criminali in nome della CIA e degli Stati Uniti.
Le prove però non furono mai "sufficienti" e uscirono sempre illesi dalla giustizia nordamericana.
Un rapido excursus per il percorso dell’agente Gustavo Villoldo lo colloca nel 1959 come collaboratore della polizia di Fulgencio Batista. Un anno dopo fu reclutato dalla CIA per agire contro Cuba e due anni dopo era già l’agente principale dei gruppi di infiltrazione e sabotaggio. In Bolivia ha partecipato agli interrogatori e alla tortura dei detenuti, vantandosi pubblicamente di aver preso a calci e schiaffeggiato il cadavere del Che e della decisione di tagliargli le mani.
Dal Brasile e dal Messico coordinò piani di attentati contro i funzionari diplomatici cubani; fu inviato come agente torturatore in Vietnam dalla CIA e in Honduras per la guerra sporca contro il Nicaragua.
Già nel 1978, il FBI aveva presentato alla CIA argomenti sulla sua partecipazione nel narcotraffico, denunciando che un piccolo aereo di sua proprietà era scomparso, con a bordo due uomini dell’equipaggio di origine cubana coinvolti nel narcotraffico.
Lo protessero e ignorarono le prove; cinque anni dopo stabilì un affare di vendita di crostacei che, come si denunciò, era una facciata per coprire la continuità del suo traffico di stupefacenti vincolato alla mafia.
A Fort Benning partecipò a un corso di addestramento militare assieme ai terroristi Luis Posada Carriles, Jorge Mas Canosa e Félix Rodríguez.
Quest’ultimo terrorista che si faceva chiamare Félix Ramos, nato a Cuba nel 1941, fu educato da uno zio, José Antonio Mendigutía Silvera, ministro alle Opere Pubbliche di Fulgencio Batista e uno dei suoi più vicini collaboratori.
Il "Gatto" Félix, come lo si conosceva tra i capi di Miami e gli agenti della CIA prima di lasciare Cuba nel 1960, aveva studiato nella Havana Military Academy; giunse in Florida, fu reclutato dall’agenzia e inviato al Canale di Panama per ricevere addestramento come terrorista.
La sua prima proposta fu un piano per assassinare il Comandante in Capo, Fidel Castro Ruz e immediatamente dopo si occupò di infiltrare strumenti ed esplosivi per sabotaggi, e i rifornimenti alla contro rivoluzione interna, perché appoggiasse l’invasione di Girón.
Un mese dopo la schiacciante sconfitta, si rifugiò in un’ambasciata da dove partì per Caracas, in Venezuela e quindi per gli USA.
Fu proprio Félix Rodríguez l’agente della CIA che alle dieci di mattina del 9 ottobre del 1967 ricevette il messaggio cifrato dei suoi capi con l’ordine di assassinare il Che e si incaricò di farlo eseguire dopo le tredici, dopo aver cercato di interrogarlo, maltrattandolo e dicendogli che lo avrebbe ammazzato, con un atteggiamento vile che anche gli stessi soldati boliviani disprezzarono.
I ricercatori raccontano che "l’agente della CIA sparò anche sul corpo del Che".
Con il suo avallo di assassino, lo stimolarono con la cittadinanza statunitense; la CIA lo mandò in Perù nel 1968 a dare lezioni di intelligence e pattugliamento a un’unità di paracadutisti; lo mandarono in Vietnam del Sud per torturare e interrogare i prigionieri, e l’agenzia lo decorò con la "Stella al valore ".
Negli anni ‘80 lo utilizzarono in operazioni e guerre sporche degli USA in Uruguay, Argentina, Brasile, Costa Rica, Honduras, Guatemala, El Salvador, Cile, Nicaragua e apparve coinvolto nello scandalo noto come Iran- Contras, accusato di aver partecipato al traffico di armi e droga in complicità con la CIA e i contras del Nicaragua.
Le sue ultime immagini pubbliche lo collocano a Città di Panama durante il Vertice delle Americhe, fuggendo ed entrando in un microbus di fronte alla risposta popolare alle sue provocazioni, con altri mafiosi e terroristi.
Secondo i ricercatori Froilán González e Adys Cupull, l’agente della CIA che decise di mozzare le mani al Che si chiamava Julio Gabriel García García, nato a La Habana nel 1928, un uomo con deliri di grandezza e allucinazioni, che aveva lavorato con la polizia fascista di Francisco Franco in Spagna e poi nella polizia segreta di Batista. Fu lui che al trionfo della Rivoluzione trasferì parte degli Archivi del Burò di Repressione delle Attività Comuniste (BRAC), dov’era istruttore, all’ambasciata degli Stati Uniti a La Habana per il loro successivo trasferimento in questo paese.
In Bolivia si installò nell’edificio del Ministero degli Interni e occupò quasi tutta l’area del terzo piano e assorbì il Servizio d’Intelligenza per i suoi fini.
Partecipò agli interrogatori e alle torture di contadini, leaders sociali e guerriglieri, utilizzando la violenza in forma selvaggia e lanciò persino dei guerriglieri da un elicottero.
Per la sua sanguinaria carriera ricevette anche la cittadinanza nordamericana. Cosa che considerò "il più alto onore della sua vita". Dopo aver fatto da consulente in diverse dittature militari in America Latina, finì coinvolto in uno scandalo di narcotraffico al servizio della mafia di Miami insieme ad alcuni guianesi, che terminò con una perquisizione del FBI nella sua residenza e una pistola in bocca. La paura gli provocò un pre-infarto, si ammalò e finirono per amputargli entrambe le gambe.
Villoldo e Rodríguez furono tra i pochi che parteciparono al suo funerale e dovettero aiutare la vedova a pagare le spese perché questa si lamentava che la CIA lo aveva abbandonato e a nulla erano serviti 22 anni nell’agenzia.
A 51 anni da quei fatti il Che immortale, latinoamericano e universale, illumina un futuro ottimista e ribelle di fronte alle ingiustizie e ai crimini dei mafiosi e degli agenti di oggi che, come quelli di ieri non hanno altro futuro che il disprezzo, la condanna e l’oblio.
Nella foto AP: 1967 Félix Rodríguez, a sinistra, con il Che Guevara, prima del suo assassinio in Bolivia.

Tratto da: GM – Granma Int. - Autore: Francisco Arias Fernández - Foto AP
http://it.granma.cu/mundo/2018-10-12/da-miami-a-vallegrande
ma.cu/mundo/2018-10-08/de-miami-a-vallegrande-08-10-2018-20-10-56