Cinque anni di violazione del blocco
Vivo a Cuba da molti anni, da quattro anni ho la residenza e da cinque mi occupo
dello sviluppo e della realizzazione di progetti costruiti in collaborazione con
le autorità cubane.
Questi progetti che ruotano attorno all’informatizzazione delle strutture
pubbliche, sono finalizzati a un migliore, diretto e positivo impatto sociale,
vengono autofinanziati dai Circoli Ravennate e di Senigallia dell’Associazione
Nazionale di Amicizia Italia-Cuba.
In pratica il mio lavoro consiste nel rendere operativi computer di seconda mano
in Italia, portarli a Cuba e qui installare reti informatiche "chiavi in mano",
in scuole, ospedali, biblioteche, musei, uffici pubblici accompagnati dalle
relative periferiche e da materiale per reti informatiche.
A noi occidentali, senza blocchi, tutto questo può sembrare una banalità, ormai
siamo abituati a trovare computer dappertutto, ma se ci soffermiamo a pensare al
loro utilizzo e al loro significato sociale scopriamo che informatica significa
comunicazione, è mettere in moto notizie, è organizzare meglio le risorse del
territorio, è un trampolino di lancio dell’economia e soprattutto possiede un
impatto sociale molto forte perché permette alla popolazione un contatto più
immediato con i servizi sociali.
In altre parole cerchiamo di aiutare a camminare da solo un Paese che ha un alto
"know-how" in tutti i campi ma dove, a causa del blocco, manca la tecnologia.
Con i miei collaboratori italiani e cubani abbiamo installato "sale di
navigazione in internet" in pesos cubani in alcune regioni (sì, avete proprio
letto bene): questi sono punti internet simili ai nostri dove il collegamento è
libero e la sola cosa regolamentata è l’accesso legato ad orari in quanto Cuba
deve, sempre a causa del blocco, programmare l’uso dell’energia.
Queste sale sono aperte a tutti con un costo irrisorio in pesos cubani da parte
dell’utente.
Nella Sierra dell’Escambray, a Sancti Spíritus, nella Sierra Maestra, a Santiago
de Cuba e nella grande pianura di Camagüey abbiamo raggiunto con la jeep piccoli
agglomerati, anche arroccati sulle montagne trovandovi tutti i servizi che da
noi sono in città: asili infantili, scuola elementare e scuola media, alcune
sedi dislocate dell’università, ospedali per la prima assistenza, policlinici e
sale video e ora, con il nostro contributo, anche biblioteche virtuali a cui
tutti possono accedere.
Installazioni informatiche sono state fatte nelle province di Camagüey, Sancti
Spíritus, Santiago de Cuba presso musei, scuole per diversamente abili,
strutture pubbliche come municipi, anagrafe, ecc.
Il mio lavoro, o meglio il mio volontariato in quanto non percepisco una lira da
tutto quello che faccio (rimborso spese compreso), mi ha permesso di girare in
lungo e in largo l’isola, di entrare a contatto con le autorità e con il popolo
e questo mi autorizza a dire la mia, a parlare di Cuba, della sua Rivoluzione
che si percepisce nel sorriso orgoglioso della gente e nel blocco che da più di
40 anni cerca di uccidere a livello economico, e non solo, la vita a Cuba.
Molti giornalisti si sono espressi in questi giorni sull’isola caraibica,
formulando domande sulla successione di Castro, sulla necessità di "libere
elezioni", sulla dittatura che incomberebbe sul popolo cubano ed è proprio a
questi che mi rivolgo poiché penso che il loro dovere etico e morale sia prima
di tutto quello di dare informazioni il più possibile obiettive, raccontare i
fatti, la storia e non sparare giudizi che, fra l’altro, dimostrano che non
conoscono bene l’argomento.
Vogliamo parlare delle elezioni?
Le ultime a cui ho assistito sono state quelle del 2003, che hanno permesso di
eleggere i deputati all’Assemblea Nazionale e i delegati alle Assemblee
Provinciali. Votare non è un obbligo ma l’affluenza alle urne è stata del 97.69
% degli aventi diritto (compiuti i 16 anni). La cosa che può meravigliare gli
scettici è che nella segretezza del voto, dove la dissidenza al Governo dovrebbe
essere più manifesta, le schede annullate sono state lo 0.86 % e le bianche il 3
%.
E ancora: il Partito Comunista di Cuba non si presenta alle elezioni, né nomina
candidati. Questi sono proposti dal popolo nelle assemblee di circoscrizione e
tutti possono presentarsi, dissidenti compresi.
Dei 609 deputati eletti alla "Asamblea Nacional" il 36.4 % sono donne, sono
rappresentate le associazioni e, per legge, tutte le religioni presenti
sull’Isola, in quanto aventi tutte gli stessi diritti.
Gli eletti durante le Assemblee di Circoscrizione e le Assemblee del Poder
Popular fanno il rendiconto del loro operato agli elettori innescando quel
processo per cui il popolo interviene e controlla il democratico processo
elettorale.
Vogliamo parlare del blocco che dura ormai da oltre 40 anni?
L’ultimo atto di questo è il famigerato "Piano Bush" volto a smantellare l’opera
della Rivoluzione nel campo della salute, dell’educazione, della sicurezza
sociale, della riforma agraria, della riforma urbana, cioè vale a dire cacciare
la gente dalla terra, dalle sue case, per restituirle agli antichi padroni che
ingrossano le file dei terroristi di Miami e ingrassano il potere politico
nordamericano.
Tutti sanno degli 80 milioni di dollari stanziati da Bush per finanziare "...le
campagne di propaganda anticubana all’interno e all’esterno del Paese", ma forse
non tutti sanno cosa ha significato tutto ciò per il popolo cubano.
Il popolo cubano dopo anni di attentati alle strutture alberghiere, agli
allevamenti, alle colture e ai cittadini si sente (e lo è) assediato, per cui ha
bisogno di controllo sugli stranieri che potenzialmente potrebbero essere
terroristi o informatori del "nemico", ha bisogno di investire nella difesa, ha
bisogno di costruire rifugi sotterranei per difendere la sua popolazione nella
consapevolezza che questi investimenti, in una situazione più tranquilla
potrebbero fornire più ricchezza sociale.
Già, perché sull’Isola molte cose diventano sociali, collettive: il medico,
l’insegnante, l’ingegnere, il tecnico specializzato, rinunciano alla professione
privata per una sanità pubblica, per una scuola che raggiunge tutti gli
abitanti, anche quelli più isolati, per trovare strategie energetiche che
migliorino le condizioni di tutti, mettendo poi a disposizione le proprie
competenze gratuitamente in più di 50 nazioni in giro per il mondo.
Questi "internazionalisti", la cui professionalità è riconosciuta in tutto il
mondo, potrebbero presentarsi in qualsiasi Ambasciata statunitense e chiedere
asilo politico, ottenendo così cittadinanza e lavoro ben retribuito, ma tutti,
alla fine della loro missione tornano nel loro Paese per riprendere lì la loro
opera .
Se a Cuba (e non solo lì) ci sono persone che si arricchiscono a livello
personale, queste sono i dissidenti che ricevono attraverso giri di associazioni
particolari o altro, sovvenzioni da Miami e dagli Stati Uniti per diffamare con
la menzogna il proprio paese.
Tornando al mio lavoro, quest’anno porteremo a Cuba altro materiale informatico
che ci permetterà di realizzare altri progetti.
Il sottoscritto e gli associati che
collaborano con me siamo orgogliosi del lavoro che svolgiamo perché, consapevoli
della realtà cubana, partecipiamo a quella RIVOLUZIONE la cui definizione è
meglio lasciarla alle parole di Fidel nel discorso che fece il 1° maggio 2000
davanti a un mare di folla:
"...è senso del momento storico; è cambiare tutto ciò che deve essere cambiato;
è uguaglianza e libertà piena; è essere trattato e trattare gli altri come
esseri umani; è emanciparsi con i nostri stessi sforzi; è sfidare poderose forze
dominanti dentro e fuori dell’ambito nazionale; è difendere valori in cui si
crede al prezzo di qualsiasi sacrificio; è modestia, disinteresse, altruismo,
solidarietà ed eroismo; è lottare con audacia intelligenza e realismo; è non
mentire mai, né violare principi etici; è convinzione profonda che non esista
forza al mondo capace di schiacciare la forza della verità e delle cose.
Rivoluzione è unità, è indipendenza, è lottare per i sogni di giustizia per Cuba
e per il mondo, che è la base del nostro patriottismo, del nostro socialismo e
del nostro internazionalismo".
Vogliamo parlare su "da che parte" sta Cuba?
Cuba è con l’80 % dell’umanità che ha a sua disposizione solo il 20 % delle
risorse e delle ricchezze del pianeta, perché l’altro 80 % viene divorato da
quel 20 % di "umanità" che domina l’economia mondiale.
Cuba sta dimostrando a tutti che un altro mondo è possibile e, forse per questo,
disturba così tanto i potenti, ma è proprio per questo che io sono onorato di
lavorare con la sua Rivoluzione e con la sua classe dirigente.
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