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Cuba: ma quanti morti ci dovranno ancora essere prima che sia fermata l'aggressione USA contro Cuba?


Come avvenuto in altre occasioni, un massimo dirigente cubano afferma cha a Cuba vige una democrazia "limitata" come conseguenza dell'aggressione USA.

Nonostante ciò, e senza problemi, Raul Castro afferma che se cessasse questa aggressione sicuramente anche Cuba, attraverso un sviluppo indipendente dalla volontà politica USA, potrebbe cambiare questi limiti. Quindi, non è vero quanto affermano i nostri media che i dirigenti cubani parlano di Cuba come di un paese prefetto e senza contraddizioni.
Ma non è questo che interessa ai nostri media.

Come sappiamo, Washington conduce una aggressione contro Cuba dal lontano 1959 attraverso aggressioni militari, atti ufficiali, leggi, azioni internazionali illegali, blocco economico, uso strumentale dei mercenari, soldi, terrorismo, e si potrebbe continuare. Più informazione la trovate nei rapporti annuali: http://www.italia-cuba.it/cuba/blocco/bloqueo.htm http://www.cubavsbloqueo.cu/


Negli ultimi anni il programma di sovversione USA contro Cuba privilegia, per il forte impatto emotivo che produce, l’utilizzo strumentale dei media e dei gruppi di "dissidenti".
Sfogliate www.whitehouse.com


Milioni di dollari sono stanziati ogni anno, pubblicamente ed attingendo dal fisco, per finanziare la sovversione contro Cuba. Una parte importante di questi dollari è destinata a "condizionare" i media, soprattutto dell’Unione Europea, che non siano già ideologicamente anticubani.

Vi ricordate i giornalisti (?) del Nuevo Herald di Miami? http://www.gennarocarotenuto.it/711-taglia-e-ricuci-a-la-repubblica/

Come potremmo dimenticare il grande Robert Menard, ex dirigente planetario di Reporters san Frontieres, il quale dichiarò candidamente di prendere soldi dalla CIA attraverso ONG: http://cubainforma.interfree.it/2005/stampa/rsfemanifesto.htm


Sorge la domanda, a fronte di ciò Cuba cosa dovrebbe fare?

Dovrebbe, da paese aggredito, adottare le condizioni politiche ed economiche imposte dal suo aggressore?

Nessun paese aggredito lo fa, perché dovrebbe farlo Cuba?

A dimostrazione che nessun paese offre il fianco al suo aggressore, cosa hanno fatto gli Stati Uniti in risposta all'aggressione di Al Qaeda, vera o presunta che sia?

Hanno varato leggi e adottato misure e mezzi che hanno limitato l'azione e la libertà dei cittadini statunitensi: arresti e detenzioni senza nessuna prova, il ricorso alla tortura, il ricorso al sequestro (vi ricordate Abu Omar), abolizioni di leggi a tutela delle garanzie minime di legge per gli arrestati, omicidi mirati in paesi terzi, etc. Come dichiarato dalle agenzie umanitarie internazionali, mancano ancora all'appello circa 3000 persone "arrestate" in tutto il mondo durante il governo BUSH.

E mentre a tutt'oggi questi nomi non sono ancora emersi, cosa fa Obama?

Assolve per legge gli agenti CIA responsabili dei sequestri e torture secondo la peggiore delle tradizioni delle dittature latino americane.
http://www.repubblica.it/2009/03/sezioni/esteri/obama-presidenza-6/obama-interrogatori/obama-interrogatori.html

Infatti, la prima dittatura militare dell’era Obama, l'Honduras sostenuto da Washington, che cosa ha fatto poche settimane or sono? Ha approvato una legge con la quale ha assolto i militari dai reati commessi durante il colpo di stato (assassini, torture, sequestri, etc.). E non dimentichiamo le due guerre illegali condotte contro il popolo iracheno ed afghano, oltre un milione di morti.

Nonostante ciò, ne siete testimoni, in Italia e nel mondo i media non scatenano una campagna contro gli USA, contro Bush ed Obama per questi orrendi crimini. Eppure contro le guerre e queste misure liberticide nel mondo e negli USA hanno manifestato, per chiederne la fine , milioni di cittadini, cioè milioni d’oppositori e dissidenti da questa politica guerrafondaia. Eppure nessuna campagna mediatica si è scatenata per sostenere questi cittadini.

Ne i governi italiani, di centro destra o centro sinistra, hanno mai chiesto, prima a Bush, oggi ad Obama, di arrestare Posada Carrilles, ex agente CIA, terrorista reo confesso, quale mandate della bomba che uccise a Cuba, nel 1997, il cittadino italiano Fabio Di Celmo.


E allora, con quale morale il governo USA accusa Cuba?

Oggi è il caso di Zapata Tamayo Orlando, deceduto a seguito delle complicanze dovute al lungo sciopero della fame. (Per la cronaca Tamayo ha ricevuto tutte le cure anche presso l’Ospedale Provinciale di Camaguey che, negli anni 2001/2003, abbiamo aiutato come circolo Italia Cuba Arcore Brianza con diverse donazioni economiche e di mezzi).

A precisazione, Tamayo non fa parte dei mercenari arrestati nel 2003. Costui presenta una lunga storia di criminalità comune. Diverse condanne per diversi reati, anche gravi.

Tamayo giunge alla "dissidenza" solo in anni recenti attraverso contatti, tenuti dalla madre, con i gruppi anticubani, fascisti, mafiosi e narcotrafficanti, di Miami i quali, abbondantemente, sostengono economicamente i mercenari compresa la famiglia di Zapata Tamayo.

Certo la morte di qualsiasi persona, in questo caso del detenuto Orlando Zapata Tamayo, è sempre un atto doloroso per tutti e non rappresenta la vittoria per nessuno.

In particolare per il popolo cubano costretto ad una dura battaglia cinquantennale per vedersi garantito nel suo diritto ad un futuro libero dall'imperialismo USA.

Questa morte è un atto doloroso riconosciuto da tutti, in primis dai rivoluzionari cubani che conoscono cosa vuol dire il dolore della famiglie cubane che piangono oltre 3000 familiari cubani morti a seguito delle azioni illegali dell'aggressione USA condotte dal lontano 1959.

Questa morte è un atto doloroso che ben conoscono le madri dei piccoli cubani ammalati di gravi patologie e che non possono accedere alle medicine a causa del Blocco USA contro Cuba.

Ma per queste persone sofferenti nessuna campagna mediatica di solidarietà è all’orizzonte.

Oggi questo popolo vede un altro cittadino cubano morire e la sua morte manipolata strumentalmente e mediaticamente contro la Rivoluzione cubana.

Infatti i gruppi anticubani di Miami gioiscono di questa morte perché, hanno un martire e questa morte isolerà la Rivoluzione sul piano internazionale.

Ma perché invece di accusare Cuba, la comunità internazionale non obbliga Obama ad applicare le risoluzioni dell'ONU (ben 18) che prevedono l'abolizione immediata del blocco USA contro Cuba e senza condizioni?

L'abolizione del blocco USA contro Cuba innescherebbe un rapido e positivo sviluppo dei rapporti politici ed economici di Cuba con il resto del mondo e, venute meno le motivazioni dell’aggressione, il popolo cubano e le sue istituzioni darebbero piena attuazione alla loro Costituzione.

Ma ciò vorrebbe dire che sarebbero i cubani a scegliere il loro futuro in conformità con i principi socialisti della Rivoluzione, e non Washington a dettare le condizioni.

Ma è proprio per impedire questa libertà ed indipendenza che gli USA impongono il più feroce Blocco che la storia contemporanea conosca.

E invece la piccola Cuba, che per difendersi non hai mai fatto ricorso ai mezzi illegali che usano gli USA, se adotta leggi per difendersi contro le conseguenze dell'aggressione, viene vessata da campagne mediatiche virulente e volutamente fatte in malafede. Obiettivo? Creare, lentamente, un'opinione pubblica favorevole alle misure internazionali più estreme contro l'isola.

E, a questo scopo, utile e strumentale è l'utilizzo dei mercenari "dissidenti", pagati e organizzati da Washington, spinti, spesso, a gesti estremi.

Si obietterà, ma i diritti sono i diritti e vanno sempre rispettati.
Sul piano teorico ciò è sacrosanto. Ma poi, la teoria fa i conti con le condizioni storiche e materiali in cui un popolo ed un progetto politico si sviluppano. Ciò, come è vero per un paese libero di autodeterminarsi, non aggredito e ricco, è stramaledettamente vero per Cuba che è una nazione aggredita dalla prima potenza mondiale, gli USA che richiamandosi al rispetto dei diritti umani, in realtà vuole rimettere in catene un popolo ed un isola.

Gli USA vorrebbero riportare Cuba alle condizioni politiche degli anni cinquanta quando partiti, borghesia cubana e mafia, governavano l'isola prendendo soldi e ordini direttamente all'Ambasciata USA all'Avana. Intanto, oltre il 70% della popolazione versava in condizioni di miseria ed i lavoratori venivano assassinati per le minime rivendicazioni sindacali e politiche.
E’ fantascienza? Purtroppo no, si guardi alla Colombia nell’anno 2010.

Un pillola di realtà o di follia: pensate, Washington ha già stabilito per legge, legge Helms Borton, voluta dal democratico Clinton nel 1996, la legge che ha internazionalizzato il blocco contro Cuba, che l’eliminazione del blocco USA contro Cuba, quando vi sarà il primo governo non comunista dell’isola, potrà avvenire solo con voto del Senato USA che deciderà il grado di "democraticità" del futuro governo anticomunista, cioè il grado di servilismo verso gli Usa che questo ipotetico governo avrà. Pensate il livello d’arroganza e di interferenza negli affari interni di un paese sovrano.
Del resto, la base illegale di Guantanamo che cos’è?

Non deve essere facile per un dirigente della Rivoluzione socialista cubana, dopo avere costruito conquiste e indipendenza per un popolo di 12 milioni di persone e avere dato il potere ai lavoratori, attraverso le loro rappresentanze, dovere assumere un provvedimento necessario a contrastare l'aggressione sapendo che questo provvedimento può essere un "limite" e che ciò sarà usato dall'aggressore. Ma in gioco c'è la libertà di 12 milioni di persone dall'imperialismo USA.
Cuba ha scelto, non torna al passato.

Eppure nelle denunce dei "dissidenti" mai una richiesta ad Obama per abolire il blocco, porre termine all’aggressione, chiedere l’arresto dei terroristi, etc. Anzi, chiedono al governo cubano di adottare le condizioni di Washington e di consegnare politicamente ed economicamente l’isola alle multinazionali USA.

Pensate che questi mercenari sono così "repressi", che possono, a titolo d’esempio, organizzare, pur dentro alcuni limiti, convegni antirivoluzionari (Avana - maggio 2005), parlare liberamente con la stampa internazionale tutti i santi giorni, fare attività antirivoluzionarie durante rassegne nazionali (esposizione d’arte del 2009 – Avana) e, incredibile, la più "prestigiosa" mercenaria, Yoani Sanchez, scrivere liberamente sul suo blog che utilizza un server, appoggiato in Germania. Da dove scrive? Naturalmente da Cuba e liberamente, e non da un carcere.

Mi domando. Ma se un cittadino statunitense si mettesse fare a fare quello che fanno i mercenari a Cuba lo chiamerebbero dissidente???

Ad esempio, se dei cittadini statunitensi lavorassero per un paese straniero che aggredisce gli USA, come facevano i 75 mercenari arrestati nel 2003, cioè percependo soldi e mezzi, attraverso la SINA, rappresentanza diplomatica USA a l’Avana presso l’Ambasciata Svizzera, per favorire i piani USA contro Cuba, sarebbero oggetto di premi internazionali e dell’aureola da dissidenti?
Se Yoani Sanchez lavorasse, con retribuzione o senza, per paesi come Somalia, Iran, ed altri paesi "canaglia e terroristi" per favorire il loro piani sovversivi contro gli USA, così dichiara il Dipartimento di Stato, cosa accadrebbe?

Codice Penale USA alla mano, e leggi liberticide adottate, nessuno uscirebbe più dal carcere.

Anche in Italia la musica non cambia, provate a leggere gli articoli del nostro Codice Penale, dal 241 al 246…

E perché Cuba non dovrebbe difendersi?


Cosa possiamo fare noi?

Oltre a rinforzare la solidarietà con Cuba, di cui la nostra associazione rappresenta uno strumento, dobbiamo:

mobilitarci in tutte le forme per chiedere la fine immediata del blocco USA contro Cuba, chiedendo ad Obama l'immediata applicazione delle risoluzioni ONU.

chiedere al governo italiano che esiga dagli USA l’estradizione del terrorista Posada Carriles affinché risponda davanti ad un giudice dell’assassinio del nostro connazionale Fabio Di Celmo.

chiedere la libertà per i 5 antiterroristi incarcerati negli USA con pene tombali solo per avere difeso Cuba dal terrorismo dei gruppi fascisti di Miami.

La manifestazione di Milano del 10 ottobre rappresenta solo un momento di una mobilitazione che non deve cessare perché adesso diventa più forte l’aggressione mediatica contro Cuba.


Proposta:
Lanciamo una appello soggettivamente, ma anche come società civile e partiti, al Corriere della Sera, La Repubblica, la rivista "Internazionale", Radio Popolare, Il Fatto Quotidiano, solo per citare alcuni media distintisi in questa campagna contro Cuba, ma non gli unici purtroppo, affinché si facciano promotori di una campagna mediatica per l’abolizione del blocco USA contro Cuba nel rispetto delle risoluzioni ONU?
Se amano il diritto e la libertà non possono che farlo.

Ma siamo sicuri che lo farebbero? E lo farebbero con tanta veemenza, continuità e violenza verbale contro gli USA pari a quella che utilizzano nell’attaccare Cuba? Proprio sicuri?

Temo che ancora una volta ci troveremmo in pochi a sostenere questo appello, vista la censura informativa applicata nei nostri confronti e contro Cuba rivoluzionaria, e scopriremmo come ormai le scelte di campo politico siano fatte….


P.S.
Qualcuno ricorda una violenta campagna mediatica contro l'Italia democratica per questi due morti in conseguenza delle complicanze dovute allo sciopero della fame??
 
Pavia, detenuto morto dopo sciopero della fame: ipotesi omicidio colposo
http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-italia/pavia-detenuto-morto-dopo-sciopero-della-fame-ipotesi-omicidio-colposo-151622/
 
 
Giustizia: detenuto morto per fame, i commenti e le polemiche
http://www.reti-invisibili.net/morticarceri/articles/art_13553.html
 
Morire di carcere...italiano 
http://www.ristretti.it/areestudio/disagio/ricerca/2009/index.htm


Scusate la lunghezza e gli errori. Sono solo alcune mie riflessioni.
Un caro saluto Franco Calandri
Segretario circolo Italia Cuba Arcore Brianza

 

Solidarietà con la lotta dei lavoratori della Yamaha di Lesmo.

Il circolo Monza e Brianza di Italia Cuba esprime la piena solidarietà politica e umana ai lavoratori della Yamaha in lotta per la difesa del proprio posto di lavoro contro i sessantasei licenziamenti, il rifiuto della cassa integrazione straordinaria, in sostanza la decisione della multinazionale giapponese di chiudere lo stabilimento di Lesmo e trasferire l’unità produttiva in Spagna.

La nostra solidarietà è tanto più sentita di fronte alla dura lotta che i lavoratori stanno intraprendendo con la coraggiosa decisione del presidio permanente della fabbrica e con , dal 17 dicembre, la salita sul tetto di quattro lavoratori sfidando la pervicacia padronale ma anche il freddo, la neve e il gelo di questi giorni.

La crisi capitalistica morde anche in Brianza con decine di migliaia di lavoratori colpiti da licenziamenti, aumento vertiginoso della cassa integrazione, procedure di mobilità come anticamera del licenziamento.

Proprio per questo la nostra solidarietà e vicinanza si estende a tutti i lavoratori che lottano per difendere il proprio posto di lavoro ed i diritti conquistati in decenni di lotte in una Repubblica "fondata sul lavoro" come recita la carta costituzionale.

I lavoratori della Yamaha, nel loro comunicato stampa, rivendicano giustamente il diritto di "vivere in una società degna" in grado di garantire il diritto al lavoro.

Ebbene proprio la dignità , la consapevolezza del diritto all’autodeterminazione, al lavoro e alla piena occupazione stanno alla base delle conquiste della Rivoluzione cubana, di un’idea e una esperienza concreta di società socialista che pone al centro i bisogni umani e non, come avviene nelle società capitalistiche in cui viviamo, il profitto.

Tutto ciò in condizioni difficili, di fronte al blocco ultra quarantennale attuato dall’imperialismo statunitense nei confronti del legittimo governo cubano!

E’ proprio il caso di dire, per voi e per noi, impegnati in difficile lotta:

hasta la victoria siempre!

Associazione di Amicizia Italia Cuba (circolo Monza – Brianza)

Monza: 19.12.2009
f.i.p. 19.12.09


CIRCOLO ARCORE - BRIANZA
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COMUNICATO

Con Cuba, con il suo popolo, con la Rivoluzione cubana.


Negli ultimi giorni si è scatenata l’ennesima, estenuante, nonché strumentale campagna di diffamazione politica ai danni di Cuba e del suo governo. Adesso è il turno della "numero uno dei dissidenti": Yoani Sánchez, blogger molto rinomata in Europa; eccessivamente viste le scarse qualità giornalistiche.

Stando alle notizie dei mezzi di (dis-)informazione del vecchio continente, questa signora sarebbe stata rapita dalle forze dell’ordine cubane in un agguato a metà strada fra lo stile camorrista e quello squadrista, aggredita violentemente all’interno di un’automobile e minacciata verbalmente, per essere stata rilasciata dopo una trentina di minuti.

Colpiscono due aspetti in questa vicenda:

il primo è il peso abnorme attribuito alla Sanchez, non paragonabile a quello dato invece ogni anno alla condanna delle nazioni unite verso il blocco economico degli Stati Uniti contro Cuba (18 anni di condanne consecutive), oppure agli aggiornamenti sul caso dei cinque cubani antiterroristi imprigionati arbitrariamente negli U.S.A. da undici anni. Non paragonabile semplicemente perché tali notizie non trovano neanche un residuo di colonna nei nostri giornali. Sono notizie che non esistono, quindi si deduce che ogni altra cosa che viene attualmente scritta su Cuba sia considerata più rilevante ed utile per aggredire mediaticamente Cuba.

Il secondo punto è la veridicità dell’accaduto: i medici, o meglio (permetteteci l’elogio) i professionisti della sanità cubana che hanno avuto in cura la Sánchez nell’ospedale presso cui si è rivolta, hanno dichiarato in un’intervista di aver annotato solamente i sintomi dichiarati dalla paziente senza tuttavia riscontrare alcuna traccia di lesioni o percosse. Curioso leggere invece sul suo blog il lungo e dettagliato elenco dei presunti colpi inferti alla suddetta.

Ormai da tempo la strumentalizzazione di questo personaggio da parte dei media occidentali, esattamente come in passato era stato fatto per Oswaldo Payá o Elizardo Sánchez, ecc., si è palesata in tutto il suo opportunismo. In pochissimo tempo le sono stati assegnati premi di giornalismo, a nostro giudizio immeritati, vista la banalità dei contenuti del suo blog; uno su tutti il prestigioso Ortega y Gasset in Spagna nel 2008. A partire da quel conferimento El País cita questo trionfo in ogni articolo che la riguarda, in modo da conferirle autorevolezza.

Il circolo Arcore - Brianza dell’Associazione nazionale di amicizia Italia - Cuba
ritiene doveroso esprimere la sua costante solidarietà al popolo cubano e ai suoi rappresentanti istituzionali di fronte all’ennesimo attacco sferrato dalla vorace brama imperialista statunitense, che quando non colpisce coi cannoni lo fa con arroganza non minore attraverso le parole e il controllo dell’informazione.


Circolo Italia Cuba Arcore - Brianza
Per il Direttivo

Franco Calandri




Monza, 26 novembre 2009




 


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