approvato dal Comitato Direttivo
Nazionale il 3 febbraio 2007
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Viviamo in un momento politico in cui i mutamenti nei vari continenti
accentuano la crisi del capitalismo globalizzato e provocano profonde
contraddizioni nel sistema. La strategia dell’imperialismo fondata sulla guerra
preventiva come presunto strumento di lotta contro il terrorismo internazionale
è fallita. Nessun conflitto si è risolto. Le zone di guerra si sono estese. Il
nodo della questione palestinese/israeliana permane ancora senza via d’uscita.
Nell’Afghanistan le truppe della NATO non hanno risolto il problema, nell’Iraq
la guerra contro l’aggressore USA e i suoi alleati, si accentua e divide il
paese. L’estensione all’intero pianeta (Latino America compreso), del ruolo
militare della NATO, sotto la nuova veste di "missioni di pace", approvato anche
con il voto dell’Italia, annuncia un futuro gravido di guerre.
A questi problemi si aggiungono le zone calde nel Libano, il conflitto tra
l’Etiopia, la Somalia, e l’Eritrea e, più accentuata, è la minaccia di
aggressione all’Iran.
Non mancano i conflitti locali in altre zone del mondo, che rappresentano
focolai di guerra pericolosi. La lotta per la pace deve essere al centro della
nostra attività, per rivendicare la soluzione dei conflitti, aprendo trattative
con il rispetto dell’autonomia, dell’indipendenza e della sovranità dei popoli.
Se non si inverte la politica dell’imperialismo USA della guerra preventiva e
contro gli stati definiti "canaglia", che nasconde in verità le guerre per il
dominio delle fonti energetiche e dei mercati, la sottomissione dei popoli,
l’umanità potrebbe trovarsi sull’orlo del terrore di un conflitto atomico che
metterebbe in forse la stessa civiltà dell’uomo. Questa preoccupazione dobbiamo
sentirla e dare il nostro appoggio a tutti i movimenti pacifisti.
Abbiano bisogno di pace, punto decisivo per la soluzione dei conflitti. Abbiamo
bisogno di pace per affrontare e risolvere i gravi problemi che assillano
l’umanità: per combattere la fame, per risolvere il problema dell’acqua, delle
malattie, degli ospedali, della casa, della scuola, della protezione agli
anziani. Con la pace un altro mondo è possibile. Una politica di pace e la
riduzione delle spese militari degli Stati, comporterebbero uno sviluppo
economico e sociale, nel pieno rispetto della natura. Questa politica offrirebbe
a miliardi di persone un minimo per vivere con una protezione sociale, un
lavoro, un’istruzione superiore, e offrirebbe alla società scientifica un
ampliamento della ricerca tesa a lenire le sofferenze della vita di tutto il
genere umano.
La Rivoluzione Cubana
Su questa strada già ha compiuto i suoi passi la Rivoluzione Cubana.
Nonostante il criminale blocco economico imposto 44 anni orsono
dall’imperialismo degli Stati Uniti, i risultati ottenuti sono davanti agli
occhi di tutti, inclusa la ripresa economica consolidata negli ultimi anni,
l’assistenza e la scuola per l’infanzia, la cultura e l’istruzione superiore per
tutti, la pensione e l’assistenza agli anziani, la casa per tutti, un posto di
lavoro e un salario per tutti, il riconoscimento dei diritti delle donne pari
agli uomini, l’arte e lo sport per tutti, la ricerca scientifica in favore di
tutti. Non c’è un solo bambino che vive abbandonato nelle strade, od obbligato a
lavorare per un tozzo di pane; non c’è una donna che partorisce o abortisce
senza assistenza, non c’è nessuna imposizione di formare una famiglia, nessun
ostacolo si frappone a chi vuole progredire e specializzarsi nello studio e non
vi sono ostacoli neppure nella ricerca di un lavoro. I diritti dei singoli e
quelli collettivi sono rispettati. La partecipazione alla vita pubblica è
garantita, come garantito è il diritto alla giustizia. E’ una nuova società più
giusta ed egualitaria, la società socialista, ricca di valori ideali, che la
Rivoluzione aveva promesso e sta realizzando. Vale la pena, per il popolo cubano
di sacrificarsi per essa, di difenderla dalle brame dell’imperialismo che invece
vuole stroncarla e distruggerla. La solidarietà internazionale con la
Rivoluzione cubana è determinante nella lotta contro l’imperialismo e per la
pace, contro il terrorismo che miete vittime innocenti e favorisce i piani dei
signori della guerra e delle oligarchie economiche, contro le infamie della
manipolazione della verità che i grandi mezzi dell’informazione diffondono per
salvaguardare i privilegi di classe.
Contro il blocco di Cuba
La lotta contro il criminale blocco USA che soffoca lo sviluppo economico e
sociale di Cuba, limita la libertà del suo popolo, discrimina i suoi rapporti
commerciali con gli altri paesi, rappresenta una minaccia oggettiva alla sua
sovranità e indipendenza, deve essere un obiettivo permanente della nostra
solidarietà con Cuba. Dopo l’ennesimo voto espresso dall’Assemblea Generale
dell’ONU di condanna del blocco, chiediamo al Governo italiano di agire con una
seria e concreta iniziativa politica del nostro paese per fare rispettare il
voto espresso a stragrande maggioranza in sede ONU, rifiutandosi di riconoscere
l’applicazione extra-territoriale delle leggi Torricelli ed Helms-Burton, vere
forche caudine che sostengono il blocco, avviando invece una politica di
interessi comuni del nostro paese e di Cuba, senza ricorrere a speciose
interferenze negli affari interni dei singoli stati. Un altro passo della nostra
politica estera contro il blocco di Cuba è quello di chiedere al nostro Governo
un’azione attiva presso l’Unione Europea, perché elimini l’odiosa misura che ha
portato alla rottura dei rapporti con Cuba, per assicurare, invece, la libertà
degli scambi politici, economici e culturali.
L’Unione Europea e l’Italia, non hanno neanche avuto il coraggio di varare leggi
a difesa degli investimenti delle imprese europee a Cuba, contro le ritorsioni
nord-americane, come invece hanno fatto il Canada ed altri paesi.
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L’America Latina
Le nostre richieste al Governo contro il blocco di Cuba, tendono a
dimostrare che, a piccoli passi, vogliamo che si prenda coscienza della nuova
realtà che si presenta nel continente Latino Americano. In varie forme, i popoli
hanno espresso la volontà di liberarsi dal giogo ultra centenario
dell’imperialismo nordamericano e dal dominio del Fondo Monetario
Internazionale. La vittoria in Brasile per la seconda volta del Presidente Lula,
della Presidentessa socialdemocratica Bachelet in Cile, del Presidente Correa in
Ecuador, della riconquistata Presidenza del sandinista Ortega in Nicaragua., del
liberale Kirchner in Argentina, del sindacalista Evo Morales in Bolivia, e del
trionfo, nella sua seconda prova elettiva, del Presidente Hugo Chávez in
Venezuela, stanno a dimostrare i cambiamenti geopolitici nel Continente.
La politica neo-colonialista e liberista dell’imperialismo statunitense e del
Fondo Monetario Internazionale, a sostegno di governi militari o falsamente
democratici, è fallita. Il progetto ALCA con cui si voleva imporre la
continuazione dello sfruttamento dei popoli e l’appropriazione delle risorse
economiche, è fortemente contrastata al limite del suo fallimento. La
dominazione imperialista nel Continente ha lasciato in eredità alle nuove forze
che governano, una situazione tragica: economie indebitate e spogliate, fame e
miseria al limite della sopravvivenza, assenza di servizi socio-sanitari, salari
di fame per la stragrande maggioranza dei lavoratori, laureati sfruttati per le
loro capacità intellettuali, contadini che vivono nella povertà assoluta, e via
dicendo, a fronte di una minoranza di occupati e piccola borghesia che vive in
un effimero benessere per il consumo, assoggettati anch’essi agli interessi
delle grandi oligarchie monopolistiche straniere, ai latifondisti e alla grossa
borghesia compradoras, che vivono nell’abbondanza e nell’opulenza. Questi
contrasti hanno dato vita a larghi movimenti di rinascita, nazionali, che hanno
resistito alle vessazioni, sfruttamento e corruzioni dell’impero e con le
diverse forme di lotta, hanno conquistato dignità e potere, sull’esempio
primordiale della Rivoluzione e della società cubana. Questa avanzata delle
sinistre ha cambiato i rapporti di forza nel continente latino-americano: nuovi
rapporti si sono stabiliti tra i nuovi Governi e Cuba; un nuovo progetto di
scambi in un comune mercato conosciuto come Mercosur e nella proposta avanzata
da Cuba, Bolivia e Venezuela per tutto il continente nel progetto come ALBA che
sta sorgendo tra gli stati sudamericani.
Cuba risponde a questi scambi, con l’operazione "Miracolo" e con altri
interventi, in cui insegnanti, medici e tecnici cubani operano nelle zone più
escluse e profonde del Venezuela, della Bolivia, del Brasile, in Nicaragua. I
cubani (come in altre parti del Terzo Mondo), portano i benefici di cure
sanitarie, dell’istruzione, della tecnologia e della scienza, contribuendo così
allo sviluppo civile e umano delle nazioni.
L’Italia deve prendere atto e coscienza di questa nuova realtà e agire per
stabilire rapporti permanenti e di amicizia, incoraggiando investitori italiani
allo sviluppo di quel continente, rispettando la piena autonomia, le loro
differenze e la loro sovranità. Siamo contrari al giudizio espresso dal nostro
Ministro degli Esteri rilasciato durante la sua visita in Brasile che, pur
prendendo atto della nuova realtà, suddivide i paesi latino-americani in
"moderati" e "radicali". Una differenziazione del percorso che seguono questi
paesi è indice di discriminazioni: un segnale deviante e pericoloso per i
rapporti del nostro paese con quel continente che si risveglia e si pone al
centro dell’attenzione di altri paesi del Terzo Mondo.
La nostra attenzione, come Associazione, a questi cambiamenti deve guardare con
fiducia, tenendo sempre fermo il presupposto dell’esperienza della Rivoluzione
cubana, alla quale essi si ispirano. Il legame tra Cuba, Venezuela e Bolivia,
fondato sulla stretta amicizia e fratellanza, apre una nuova era alla
rivoluzione bolivariana: l’era del socialismo nel XXI secolo che pone al centro
della sua azione politica il superamento del modello di società capitalista.
Forse, insieme, si realizzerà il pensiero di Bolívar e José Martí: la Nuestra
America! Nella quale i bianchi e i neri, i mulatti e gli indios uniti,
costruiranno un mondo nuovo, salvaguardando la loro cultura e le loro origini,
trasformando l’ambiente che li circonda nel rispetto della natura e con
l'acquisizione della scienza, della tecnica e della cultura moderna e più
avanzata, elimineranno per sempre la fame, la miseria, l’ignoranza, i bisogni
elementari del vivere in una nuova e mai conosciuta società. "Siamo realisti,
chiediamo l’impossibile", scrisse nei suoi ricordi il Comandante Ernesto CHE
Guevara e questa utopia sta diventando realtà.
Il legame di Cuba con le nuove realtà espresse dai movimenti di rinnovamento
latinoamericano, dal Venezuela alla Bolivia, dall’Ecuador al Nicaragua ed ai
fermenti popolari che pervadono il continente rafforzandone la spinta
anticapitalista e antimperialista, è foriero di sviluppi estremamente
significativi per tutto il contesto internazionale. L’Associazione valuta con
interesse ed apprezzamento la solidarietà politica, culturale, economica e
sociale che su questo sfondo si va creando tra Cuba e queste realtà innovative e
intende indirizzarvi una crescente attenzione, concretizzata anche in scambi,
conoscenze ed iniziative. L’Associazione è consapevole che uno schieramento
progressista e antimperialista latino-americano non può che rafforzare la
battaglia di Cuba, come è vero che Cuba sempre più costituisce un punto di
riferimento fondamentale in questa esperienza.
Verità e giustizia per i "5" cubani e Fabio Di Celmo
I profondi mutamenti in corso troveranno l’ostacolo duro della politica
aggressiva dell’imperialismo USA. Tentativi sono stati compiuti contro il nuovo
Venezuela e si svilupperanno anche nei confronti degli altri governi
progressisti del Continente. Con il ricatto economico, con il finanziamento di
bande terroristiche, con la corruzione, con la manipolazione della verità: nulla
sarà tralasciato nelle trame dell’imperialismo.
L’accanimento contro Cuba, fa parte ormai della storia. Nei 48 anni dalla
vittoria della Rivoluzione gli Stati Uniti hanno speso miliardi di dollari, per
pagare spie e giornalisti, radio e televisioni, bande armate terroristiche,
aggressioni militari, diffusione di armi chimiche, rapimenti di bambini, leggi
speciali come quella dell’ "Aggiustamento cubano" tesa favorire la fuga di
cittadini cubani, attentati ai dirigenti, il blocco economico e le leggi
extraterritoriali, sovvenzionato la dissidenza interna, bloccato le rimesse di
cubani viventi all’estero indirizzati ai loro parenti in Patria e dei crediti di
Cuba internazionali, e chi più ne ha più ne metta, pur di debellare la
Rivoluzione. Persino ai giorni nostri hanno sviluppato una campagna di menzogne
sfruttando la grave malattia che ha colpito il Comandante Fidel Castro, sperando
nella sua morte, illudendosi che fosse giunta l’ora della rivincita. Noi ci
auguriamo invece con tutto il cuore che Fidel superi questo terribile momento
che sta attraversando e ritorni a capo della Rivoluzione e alla guida di Cuba.
Sulla malattia di Fidel e sul futuro destino di Cuba, abbiamo assistito a una
odiosa campagna di menzogne e falsità che ha investito l’opinione pubblica
mondiale con una violenza incredibile. Il popolo cubano consapevole dei pericoli
di una nuova aggressione armata, non ha perso la testa e ha risposto con dignità
e fermezza, con la calma dei forti. In quel momento la nostra Associazione il 30
settembre 2006, ha voluto scendere in piazza manifestando la sua solidarietà con
Cuba. Una manifestazione, insieme a quella di Madrid, che è stata la più grande
che si è svolta in Europa e nel mondo, per la partecipazione attiva di massa,
che ha visto l’orgoglio dei nostri militanti, uniti a migliaia di democratici di
tutte le forze politiche, sociali, dell’associazionismo e numerosi
intellettuali. Abbiamo dimostrato che noi siamo una forza capace di
sensibilizzare larghe masse di persone a sostegno di Cuba e che non siamo un
gruppetto ideologico, autoreferenziale, isolato, estemporaneo. Certo i mezzi
della grande comunicazioni ci hanno praticamente ignorato, cosa che era
prevedibile.
Con quella manifestazione abbiamo denunciato la più ingiuriosa e ingannevole
campagna di falsità degli USA, di presentarsi di fronte al mondo come i paladini
della "democrazia" e della "lotta al terrorismo", quando invece perseguitano
coloro che negli stessi Stati Uniti, smascherano i gruppi del terrore che sono
sostenuti dalla CIA e dal Governo di Washington. E’ la lunga odissea che vivono
Antonio Guerrero Rodríguez, Fernando González Llort, Gerardo Hernández Nordelo,
Ramón Labañino Salazar, René González Sehwerert, i 5 patrioti cubani che proprio
con la loro attività di raccolta di informazioni negli Stati Uniti hanno
prevenuto attentati contro Cuba, prima che fossero messi in atto, informandone
il Governo cubano e attraverso questo le autorità statunitensi. Come sappiamo
questi 5 patrioti cubani hanno subito un processo senza prove, che li ha
condannati all’ergastolo e a molti anni di galera e non hanno mai potuto
incontrarsi con i propri parenti, in violazione dei diritti del carcerato. Noi
dobbiamo proseguire nel chiedere la verità dei fatti e rivendicare la loro
liberazione. In questa campagna dobbiamo dare il pieno risalto e appoggio, con
la raccolta di firme qualificate, alla lettera sottoscritta da 98 deputati e
senatori italiani che si rivolgono alle autorità di Washington chiedendo il
rispetto dei diritti del carcerato e la loro liberazione. Un’altra iniziativa
che dobbiamo portare avanti contro il terrorismo è quella di ottenere giustizia
per l’assassinio del giovane Fabio Di Celmo, chiedendo l’estradizione del
terrorista Luis Posada Carrilles, che è il mandante dell’atto terroristico
compiuto a Cuba nel quale Di Celmo ha trovato la morte, per essere giudicato in
Italia. Pensiamo di affidare il caso a nostri avvocati democratici perché
inoltrino le pratiche presso le procure italiane e impegnare i nostri
parlamentari a seguire "l’iter giudiziario" chiedendo al Governo il suo
intervento.
Spostare l’asse politico del Governo, creare un largo fronte della
solidarietà con Cuba
Il IX congresso deve definire una nostra strategia per allargare il fronte
della solidarietà con Cuba. Abbiamo fatto molto nel nostro cammino sviluppando
iniziative di ogni genere, fino alla grande manifestazione svoltasi il 30
settembre a Milano.
Premesso che la nostra Associazione è storia e figlia della sinistra italiana,
oggi, più di ieri, dobbiamo agire per spostare l’asse politico del Governo di
centrosinistra sul problema di Cuba.
Non sarà facile.
E’ una forzatura porre sullo stesso piano chi aggredisce (U.S.A.), con chi viene
aggredito (Cuba); non è condivisibile il concetto che vuole che il
riconoscimento delle conquiste della Rivoluzione cubana siano subordinate ad una
apertura ad un sistema "democratico liberale" come il nostro, posizioni che
troviamo radicate anche in alcuni settori della sinistra italiana.
Registriamo ad oggi che l’attuale governo di centro-sinistra non ha messo in
campo una politica internazionale su Cuba che rompa con la politica ostile
contro l’Isola che ha contraddistinto il precedente governo. Consideriamo come
positiva, invece, l’azione politica concreta tesa a sbloccare la situazione di
stallo parlamentare, mediante la lettera appello sottoscritta da diversi
parlamentari italiani indirizzata al Ministro della Giustizia U.S.A., con la
quale si chiede la liberazione dei 5 cubani incarcerati, così come l’iniziativa
della lettera di otto parlamentari europei indirizzata all’ambasciatore U.S.A.
al Parlamento Europeo.
Dopo anni, un primo segnale di controtendenza politica istituzionale che
dobbiamo incoraggiare.
Sarà nostro impegno quello di ricercare nella sinistra italiana "quella
posizione politica utile" che permetta di costruire in Italia un largo fronte di
solidarietà che faccia cambiare, su Cuba, l’attuale politica estera del governo.
Non dobbiamo avere timore alcuno di proseguire la nostra azione a fianco di
Cuba. Dobbiamo sempre più svolgere attività di discussione, chiarificazione
anche su elementi e temi difficili, delicati, ma che ci vengono sollecitati.
Pensiamo ai temi della democrazia cubana, delle libertà civili, della pena di
morte, della corruzione ecc. Il nostro ruolo sarà importante rispetto
all’opinione pubblica e alle forze politiche italiane. Noi possiamo esercitare
una funzione positiva di chiarimento rispetto a queste istanze e riuscire a far
superare dubbi e incertezze, anche all’interno del nostro mondo della
solidarietà con Cuba. Dobbiamo aprire un dibattito verso realtà di forze non
vicine a noi. Pensiamo per esempio al variegato mondo cattolico più avanzato e
progressista del nostro Paese e ai giovani. Pensiamo ai tanti sinceri
democratici che hanno necessità di dialogare e capire cosa accade oggi a Cuba e
quale potrà essere il suo futuro. Dobbiamo rivolgerci a questi strati che vivono
la politica ma che ancora sono lontani da noi e che vengono informati in modo
distorto, solo dagli organi di stampa e soprattutto dalla televisione. Questa è
la base con cui dobbiamo cimentarci per costruire un largo fronte di solidarietà
con Cuba. Impegnarci con pazienza e tenacia in questo lavoro per noi vitale al
quale siamo chiamati a dare risposte. Non possiamo e non dobbiamo delegare
nessun altro in questa prospettiva della solidarietà.
Siamo un’Associazione autonoma dal Governo e dai partiti, unitaria e rispettosa
delle singole opinioni politiche.
Siamo con Cuba e con la sua Rivoluzione da 46 anni e ciò che facciamo o abbiamo
fatto è stato per nostra scelta. La nostra forza è nella nostra autonomia
politica e organizzativa che dobbiamo, come sempre, difendere come il bene più
prezioso. La nostra forza e coerenza è nell’esserci affermati come la più
concreta e duratura organizzazione italiana che sempre è stata al fianco di
Cuba. In questo risiede la nostra peculiarità che in questo congresso vogliamo
riaffermare per metterla al servizio della solidarietà con il popolo cubano.
Dipenderà dalla nostra capacità di fare politica per costruire larghe
convergenze e unità di forze che possano influire sul nuovo Governo di
centrosinistra e sulla sua maggioranza, per avere la possibilità di costruire un
percorso politico di avvicinamento a un sostegno a Cuba.
L’unità della Associazione
Nel nostro congresso dobbiamo porre al centro del dibattito l’unità della
nostra Associazione, rispettando contemporaneamente la diversità delle nostre
opinioni, che si manifestano nel lavoro dei circoli. Dobbiamo essere capaci di
produrre sempre più alta capacità di sintesi fra l’unità nazionale e il rispetto
della peculiarità dei nostri circoli nei territori. La democrazia interna è la
garanzia per tutti di poter partecipare alla vita dell’Associazione. Dal
Direttivo Nazionale al più piccolo circolo, il nostro concetto di democrazia è
fondato sulla reale partecipazione degli iscritti al dibattito, al confronto,
nel rispetto delle diverse opinioni, nella chiarezza delle posizioni, e di
assumere le decisioni con l’impegno della loro realizzazione. Sappiamo che
esistono difficoltà a fare partecipare tutti gli iscritti alle nostre assemblee
e iniziative, e spesse volte la nostra vita democratica e le decisioni vengono
delegate a poche/i compagne e compagni. Per realizzare i nostri obiettivi che ci
poniamo, primo fra tutti la creazione di un largo fronte della solidarietà con
Cuba, occorre essere in tanti per parlare all’esterno, in particolare ai
giovani, al mondo del volontariato nelle sue diverse espressioni, dove si
possono trovare sensibilità e disposizione ad ascoltare: essere capaci di
convincere chi non è ancora convinto per portarlo su una posizione solidale con
Cuba, con umiltà e disinteresse, anche se l’interlocutore manterrà le proprie
riserve ideologiche.
Gli organi dirigenti, i coordinamenti, i legame con i circoli
Lo sforzo continuo di favorire la partecipazione degli iscritti per
realizzare gli obiettivi che nei congressi di Circolo e in quello Nazionale
vengono fissati, pone il problema centrale della direzione della Associazione,
del suo collegamento con la base e i suoi rapporti di alleanze per estendere la
solidarietà con Cuba. La strategia politica che si elabora nel Congresso
Nazionale, deve poi trovare degli strumenti che abbiano la capacità di
realizzarla. Il Comitato Direttivo Nazionale ha la delega per svolgere questa
funzione.
Ecco perché è necessaria la partecipazione di tutti alla formazione di un
Comitato Direttivo Nazionale, capace di guidare l’Associazione per realizzare
una strategia, difficile, ma che può avere degli sbocchi politici positivi. Un
Comitato Direttivo che propone e verifica, che trasmetta ai Circoli le decisioni
che si assumono e che debbono essere realizzate da tutti. Ciò che non è avvenuto
con i precedenti direttivi che, mano a mano che passava il tempo, si
assottigliava la partecipazione e spesso il dibattito terminava con una
minoranza presente. Ciò ha comportato la mancanza di una verifica del lavoro
direttivo e di avanzare proposte di attività. Naturalmente la responsabilità
ricade sia sui membri eletti e sia sulla Segreteria Nazionale La funzione del
Comitato Direttivo si riduceva a poche ore di lavoro, quasi quanto a un atto
notarile da avallare, a scapito del dibattito politico. In questa situazione,
era evidente che i compagni del Sud – benché potevano usufruire di un rimborso
alle spese di partecipazione – o lontani dalla sede di Milano, non sono stati
messi nella condizione di garantire la loro presenza. Per cui, a norma di
statuto, sono stati dichiarati decaduti. Questo è stato un errore. Ci si impegna
a decentrare le riunioni del Direttivo Nazionale per agevolare la partecipazione
di tutti i compagni. La scelta dei candidati al Comitato Direttivo, dovrebbe
avvenire con il contributo di tutti i Circoli che sono interessati a
parteciparvi. Dobbiamo utilizzare periodicamente i membri del Comitato
Direttivo, per contribuire alle responsabilità direzionali, a intervenire nelle
iniziative dei Circoli, a trasmettere loro le direttive assunte, a scambiare le
esperienze e, quindi, ad aiutare i Circoli più deboli nel loro sviluppo.
La Segreteria Nazionale, così come previsto dallo statuto, deve essere
esecutiva, eseguire cioè le decisioni scaturite dal dibattito, del comitato
direttivo, vero "cervello politico" della nostra Associazione. I componenti
della Segreteria Nazionale, a cui andrebbero assegnati incarichi di lavoro nei
settori di intervento dell'Associazione, devono sollecitare la partecipazione al
lavoro di tutti quei membri del comitato direttivo che si rendono disponibili.
Rispetto agli incarichi da assegnare ai componenti della Segreteria va precisato
che il problema non è l'incarico in se stesso, ma come mettere il/la compagno/a
nelle condizioni di portare avanti al meglio il proprio lavoro, tenuto conto che
ognuno di noi è volontario e che è necessario stabilire un rapporto collettivo
delle responsabilità.
I coordinamenti regionali
La nostra politica di solidarietà con Cuba è corrispondente alla necessità
di portare avanti quella dei gemellaggi, tra i circoli di una nostra regione con
le ICAP delle province cubane. Questa pratica negli anni è consolidata, dove
sussistono le condizioni obiettive di realizzarla.
Parliamo dei gemellaggi con la Provincia di La Habana, di Camagüey, di Las Tunas,
di Ciego de Avila, di Granma, di Santa Clara, di Matanzas, di Sancti Spíritus,
di Santiago, di Guantánamo e dell’Isola della Gioventù. Per nostra debolezza
nelle altre regioni, non siamo riusciti a mantenere il nostro impegno, anche se
alcuni Circoli hanno operato individualmente per cercare di realizzare un
rapporto di solidarietà con diverse città cubane.
Un valore aggiunto alla politica dei gemellaggi è dato dalle capacità della
nostra realtà associativa di aver concretizzato, in alcuni casi, dei gemellaggi
tra istituzioni, regioni e province, italiane e cubane.
Questa strategia della solidarietà decentrata ha dato esperienze altamente
positive, sia per forniture alla province cubane di autobus, materiale per
ospedali, scolastici, ristrutturazioni di asili, per le case degli anziani, per
ristrutturazione di scuole o forniture di apparecchiature per le case materne,
per la computerizzazione di interi comuni e istituzioni in varie Province, con
il versamento di finanziamenti per opere umanitarie, e altre quantità di
materiali e prodotti ospedalieri, per qualche milione di Euro.
Per noi la struttura del coordinamento regionale è importante per continuare la
vita dell’Associazione, al fine di far partecipare il massimo dei circoli
all’attività della solidarietà e dare stimolo alle iniziative politiche che si
richiedono. Per evitare possibili sovrapposizioni delle iniziative dei vari
livelli organizzativi dell’Associazione, sarà un obbiettivo del prossimo
direttivo quello di trovare una soluzione adeguata. Una particolare attenzione
dobbiamo prestare a quelle regioni dove i coordinamenti non esistono,
soprattutto nel Centro-Sud, trovando delle formule per unificare più zone o
regioni insieme, onde permettere lo svolgersi di una attività comune.
Il riconoscimento dei Circoli
Nell’ultimo Congresso è stato considerato altamente positivo il nostro
riconoscimento di essere iscritti nel Registro Nazionale delle Associazioni di
Promozione Sociale che ha aperto una nuova fase nello sviluppo delle nostre
attività che possono, e devono, caratterizzare il futuro della Associazione. Si
è aperta, quindi, l’opportunità di registrare i nostri Circoli e i Coordinamenti
regionali, alla certificazione presso i Registri regionali, provinciali e
comunali, delle nostre realtà territoriali, dato che la Legge n. 383 del
7/12/2000 ci offre l’opportunità di usufruire dei benefici previsti nel
finanziamento dei progetti con contributi locali, nazionali o europei e con la
stipulazione delle convenzioni previste, agevolando la qualità e il nostro
impegno nel nostro intervento nei gemellaggi tra le istituzioni italiane e
cubane. Tra le prime possibilità di usufruire dei benefici della legge, vi è
stata la campagna che abbiamo svolto per ottenere il finanziamento del 5 per
mille della destinazione volontaria della denuncia dei redditi. Non sappiamo
quale cifra sia stata accantonata dal Ministero a nostro nome, risultante della
nostra campagna svolta. Quest’anno dobbiamo ripetere la stessa campagna, con
determinazione e dando una più estesa informazione verso i possibili
sottoscrittori, per ottenere un risultato sempre più positivo.
E’ una grande conquista che abbiamo fatto, preziosa per assicurarci, comunque,
un ingresso di risorse finanziarie, non immediato, a nostro favore. Ma dobbiamo
essere in regola con tutti i requisiti amministrativi richiesti dalla legge.
Tutti sappiamo della necessità che abbiamo di avere dei finanziamenti per
l’insufficienza delle nostre possibilità finanziarie che ci limitano a svolgere
maggiori attività.
Ma quanti sono i nostri Circoli e i Coordinamenti Regionali che si sono iscritti
nei Registri regionali, provinciali e comunali? Quanti sono quelli che hanno
depositato i loro atti costitutivi, che è la premessa indispensabile per
accedere a questi registri? E’ una domanda concreta a cui rispondere. La dove
questo non è avvenuto è per pigrizia o è una sottovalutazione politica, una
questione di natura economica oppure un’indifferenza verso le decisioni
Congressuali? Non può esistere giustificazione di sorta alla rinuncia a delle
possibilità, anche minime, che la legge ci offre. E’ indispensabile che ogni
Circolo e Coordinamento regionale, entro pochi mesi dalla fine di questo
congresso, regolarizzino la propria posizione attraverso la registrazione dei
singoli Atti Costitutivi.
Il tesseramento
Le sole entrate delle quote tessere all’Associazione Nazionale, mettono in
pericolo i bilanci presenti e futuri, perciò si devono individuare altre risorse
per risolvere la questione finanziaria dell’Associazione Nazionale. Il risultato
del tesseramento del 2006 è fortemente positivo. Abbiamo raggiunto la quota di
5.185 iscritti, risultato nettamente migliore a ciascuno dei 4 anni precedenti.
Nella realtà italiana dove la crisi della politica investe tutti i partiti,
l’aver superato il numero degli iscritti degli anni precedenti è un fatto
altamente positivo, ed esiste ancora un largo margine per la nostra campagna di
adesioni. Non dobbiamo cedere su questo terreno. Abbiamo fornito a tutti un
volantino che sinteticamente illustra i motivi di iscriversi all’Associazione.
Come lo utilizziamo? La nostra strategia politica è quella di stimolare e di
estendere i contatti con larga parte della popolazione, di fare conoscere loro
gli obiettivi della nostra battaglia per Cuba, del presente e del suo futuro.
Vogliamo essere un’Associazione che si confronta e conquista alla solidarietà
con Cuba le persone delle più diverse categorie e in particolare i giovani e le
donne. Quindi dobbiamo moltiplicare le iniziative organizzando la nostra
presenza sul territorio, nelle scuole, nelle università, con mostre, conferenze,
dibattiti, presidi, proiezioni di DVD, feste, corsi di studio, raccolte
solidaristiche e quanto più la nostra fantasia può creare. I nostri banchetti
debbono essere più ricchi non solo di oggetti, ma soprattutto di una presenza
politica. Le adesioni sono il risultato della nostra attività, della nascita di
nuovi circoli che dobbiamo sempre più estendere sul territorio nazionale, in
particolare al Centro–Sud, per il quale dobbiamo dare un sostegno anche
finanziario nei nostri limiti, per sostenere le loro iniziative.
Gli strumenti della propaganda e della informazione
Uno dei nodi che ci assilla, e a cui dobbiamo trovare una soluzione, è
quello degli strumenti di propaganda e dell’informazione di cui disponiamo. Lo
diciamo, lo ripetiamo, ma concretamente non si risolve, dato anche e soprattutto
i nostri limitati mezzi finanziari. Disponiamo di una rivista bimensile El
Moncada, che inviamo gratuitamente a tutti gli iscritti e che ha una tiratura di
6.500 copie che vengono spedite anche a circa un migliaio di vecchi iscritti,
con il proposito di riconquistarli a rinnovare la loro adesione
all’Associazione. Il contenuto della nostra rivista da alcuni anni è nettamente
migliorato, molte volte interessante. Dobbiamo comunque migliorare la nostra
rivista affinché sia uno strumento sempre più informativo sulla realtà di Cuba,
più polemico con i media italiani quando parlano di Cuba, più di conoscenza
della nostra realtà, più rubriche…. Quando diciamo "più" dobbiamo aggiungere che
El Moncada deve trovare ed allargare la cerchia dei collaboratori che scrivono,
che offrono la loro volontaria partecipazione. Questo è uno dei problemi, il più
importante, perché la nostra rivista possa soddisfare le nostre esigenze,
sostenere le nostre campagne, documentare la realtà cubana, sviluppare la nostra
politica nel Parlamento e verso il Governo. Le forze che vengono impiegate sono
molto ridotte e se pure la rivista trova il nostro consenso per il suo
miglioramento, resta tuttavia bloccata per la mancanza di collaboratori. E’ un
problema politico da risolvere cercando tra i nostri iscritti coloro i quali
possano assumersi l’impegno di dare la loro collaborazione.
Il nostro Sito Internet che tutti conosciamo, è la presentazione della nostra
immagine per tutti i navigatori che usano questo strumento. Siamo passati dai
10.000 contatti dell’anno 2000 ai 106.000 contatti nel 2006. Un dato
evidentemente positivo. Mantenere il suo aggiornamento, arricchire il suo
contenuto, ci ripropone il problema delle collaborazioni, di competenze
tematiche, di specialisti della comunicazione. E’ una problema che deve
suscitare la discussione nei e tra i circoli, per cercare chi può impegnarsi
volontariamente a collaborare, anche per un tempo di disponibilità parziale.
E’ vero che è aumentata la "concorrenza" tra i siti che parlano di Cuba.
Tuttavia, nonostante questi, siamo stati sempre in crescita, in particolare
quando Cuba è al centro della attenzione dell’opinione pubblica. Il nostro sito
è utile alla promozione del lavoro dell’Associazione come, per citare alcuni
esempi, per i viaggi, per preparare tesi universitarie, per avere notizie
sull’attualità e storia relative a Cuba.
La comunicazione dell’informazione e della propaganda è un tema che deve essere
affrontato nel congresso e con il nuovo comitato direttivo nazionale, nel quale
si dovrebbe formare una commissione permanente che discuta, ricerchi le
possibili soluzione che possono prospettarsi.
La solidarietà materiale con Cuba
E’ un tema delicato e impegnativo. Lo sviluppo economico di Cuba è in
crescita. La solidarietà richiesta è sempre più selezionata; le esigenze di Cuba
sono del tutto diverse dagli anni del periodo especial. I costi della
solidarietà in Italia sono aumentati e a nostro carico, quasi impossibili da
sostenere. Abbiamo difficoltà di avere riscontri da parte cubana a tempi brevi e
di ricevere fatture di spesa o l’esito finale del nostro intervento, soprattutto
quando la solidarietà è finanziata anche in parte da Enti istituzionali. Noi
pensiamo che la solidarietà popolare o quella più impegnativa delle nostre
istituzioni, debba continuare, valutando che nonostante l’avanzato sviluppo
economico di Cuba, sussistono ancora larghe sacche di bisogni, a cui potremmo
contribuire per soddisfare anche in minima parte le loro esigenze. Per noi è
tuttavia importante proseguire nella solidarietà, per i contatti che si
stabiliscono tra la popolazione e le nostre iniziative, tra noi e le istituzione
di vario genere. E’ quindi per noi e per Cuba, un problema politico che va
valutato per il suo valore. Sappiamo che per la solidarietà ci sono due canali:
distinti quello del MINVEC e quello dell’ICAP. Ma non abbiamo la chiarezza sul
come e con quale interlocutore della controparte dobbiamo concordare.
I rapporti con l’ICAP e le Associazioni Europee
Dal giorno in cui siamo nati abbiamo sempre cercato e mantenuto i rapporti
fraterni e di amicizia con l’ICAP e con le Associazioni europee nostre
consorelle. Per l’organizzazione dei nostri viaggi informiamo e chiediamo aiuto
all’ICAP per arricchire le nostre motivazioni ai partecipanti. Abbiamo sempre
partecipato ai convegni e alle iniziative promosse dall’ICAP, possibilmente
dando un nostro contributo al dibattito. Correttamente non abbiamo mai
interferito negli affari interni di Cuba, rispettando i principi fissati nel
nostro statuto La politica dei gemellaggi tra i circoli delle nostre regioni e
le Province cubane, è stato sancito con l’ICAP in un comune documento. Tuttavia
riteniamo necessario un più frequente incontro, tra le due rappresentanze, per
stabilire dei piani di collaborazione e di chiarimento sulla solidarietà secondo
come noi l’abbiamo concepita, sulle motivazioni dei viaggi da noi organizzati o
dai nostri circoli e l’aiuto dell’ICAP è indispensabile.
Quanto ai rapporti con le altre Associazioni Europee, si tratta di concordare e
di precisare un piano di azione comune per fare pressione sull’Unione Europea
nei suoi rapporti con Cuba, per la liberazione dei "5" patrioti cubani, per la
solidarietà con Cuba.
Un coordinamento anche per la partecipazione alle Brigate del Lavoro a Cuba.
La nostra partecipazione alla Brigata del Lavoro ha avuto una presenza non
sempre numerosa, anche per il disinteresse di molti circoli a organizzare una
promozione della stessa, soprattutto tra i giovani, preferendo invece un impegno
per iniziative di viaggio del proprio circolo.
Finale
Il 2007 è l’anno in cui ricorre il 40° della morte del Comandante Ernesto
CHE Guevara a cui abbiamo dedicato la nostra campagna di tesseramento; ricorre
il 46° anno della fondazione della nostra Associazione. Sono motivi per cui
invitiamo tutti i nostri circoli e i nostri iscritti a dare un contributo allo
sviluppo di iniziative per la solidarietà con la Rivoluzione cubana.